Storia di un rinvenimento



"Ho le reti incastrate sul fondo, puoi farmi il favore di andare con le bombole a dare un’occhiata?". Questa, più o meno, la richiesta di un amico cagliaritano che ha dato inizio alla storia. Scesi infatti, lungo la rete in un fondale di 33 metri, in mezzo ad un mare di poseidonie, ecco definirsi davanti a noi la piccola secca.

Pochi metri di diametro in un tratto di fondale completamente trascurato dai sub perché caratterizzato da sabbia e poseidonie. Una minuscola oasi, insomma, abitata da tantissimo pesce il cui comportamento "sprovveduto" ci fa subito capire di essere i primi a mettere gli occhi su tanto ben di Dio.

Come ciliegina sulla torta, quasi appoggiata sopra un lastrone, mezza anfora completa di anse ed orlo. Da quel giorno è salita la febbre della scoperta ed anche i subacquei che si rivolgono a noi per essere guidati sott’acqua, spesso preferiscono estenuanti ricerche in fondali apparentemente insignificanti per le immersioni.

A volte l’immersione finisce senza aver trovato altro che sabbia, altre volte un collo d’anfora, un ancora in piombo o qualche nuovo scoglio da aggiungere alla lista delle immersioni, ci ripaga della fatica. È cosè che abbiamo trovato il "relitto delle antefisse", pinnegiando come matti e fantasticando sugli indizi che si aggiungevano di volta in volta. Ma la cosa forse più bella che abbiamo trovato con questa ricerca, è stata la coscienza ed il gusto di osservare, documentare e studiare ciò che si è trovato.

Una volta capita l’importanza anche di un solo coccio di anfora per determinare il contesto di cui esso fa parte, la tentazione di fare bella mostra di reperti nel proprio salotto di casa, scompare come d’incanto. Insomma, più che la legge ed i proclami potè una rete incastrata sul fondo.



Franco Calderini
(Istruttore FIPSAS)





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